Conoscenza Con La F

Ha senso dedicare una sezione alla produzione editoriale femminile? Secondo noi sì.
Stando a una ricerca condotta da un’associazione americana, tra il 2013 e il 2017 solo il 16% dei libri di fotografia in vendita on line e presso le maggiori librerie era realizzato da una donna, a fronte di una produzione più o meno equipollente.
L’associazione di cui sopra (che per una buffa coincidenza si chiama 10×10) ha pubblicato un volume dal titolo ‘Photobooks by Women’, una sorta di storia dell’editoria fotografica al femminile, selezionando 100 titoli attraverso quasi due secoli di storia.
Anche Micamera vuole sostenere questa ricerca.
Convinti che promuovere punti di vista differenti e spostare il centro dell’attenzione in altre direzioni non solo possa aiutare il mondo della fotografia e dell’arte, ma sia un esercizio necessario in assoluto.
Per questa edizione del Festival abbiamo quindi selezionato 7 titoli (di questi, due rientrano anche nel volume di cui sopra) che presentano diversi approcci al medium fotografico: dall’utilizzo degli archivi al racconto della storia familiare, dalla sperimentazione alla seduzione.

Does it make sense to dedicate a section to women’s publishing? We think it really does.

According to a research conducted by an American association, between 2013 and 2017 only 16% of the photography books sold online and in stores was made by women, compared to a more or less equivalent production.

This association (which for a funny coincidence is called 10×10) has published a volume entitled “Photobooks by women”, a sort of history of women’s photographic publishing, by selecting one hundred titles through almost two centuries of history.

Micamera also wants to support this research because we are convinced that promoting different points of view and moving the center of attention in different directions can not only be of help for the world of photography and art, but it can also be a necessary step further.

For this edition of the Festival we have selected 7 titles (two of these are included in the volume mentioned above) which present different approaches to the photographic medium, from the use of archives to family history, from experimentation to seduction. Here are seven possible paths.

Micamera

La libreria fotografica Micamera viene fondata nel 2003 da Giulia Zorzi e Flavio Franzoni. Nel 2004 Micamera diventa anche associazione culturale e nel 2006, con il trasferimento nella nuova sede, anche galleria.

In questi (quasi) sedici anni di attività Micamera si è dedicata alla promozione della cultura dell’immagine organizzando conferenze, incontri, mostre, corsi.

Oggi Micamera collabora anche con festival internazionali, enti pubblici e privati alla realizzazione di progetti espositivi e di comunicazione.

I libri in mostra sono:

A Trilogy – Jessica Backhaus
La nuova trilogia di Jessica Backhaus mette insieme tre serie di quaranta immagini ciascuna. La prima, Beyond Blue, è composta da fotografie di una sequenza di corde che si stagliano contro dei fondali colorati. C’è sempre una luce dura, quasi sembra di poterle staccare dal foglio dove sono bloccate solo temporaneamente. La seconda, Shifting Clouds, segna la volontà della Backhaus di andare oltre la fotografia alla ricerca di un gioco sempre più sottile sulla percezione della realtà, sui colori e le forme. La terza, New Horizon, approfondisce ancora

di più questo aspetto, abbandonando l’uso della fotografia per lasciarsi andare a una mescolanza di altre tecniche, a un’astrazione quasi filosofica guidata solo dal senso del colore e della forma.

Illuminance – Rinko Kawauchi
“Illuminance”, di Rinko Kawauchi, è un volume che custodisce una legatura giapponese (facendo riferimento alla terra d’origine dell’artista) in una copertina rigida, foderata in sto a. È la prima pubblicazione della Kawauchi fuori dal Giappone; una raccolta di fotografie, per lo più inedite, di questa autrice che si è imposta, grazie alla sua tavolozza di sfumature e alla sua maestria nella composizione, come una delle più notevoli new entry sulla scena della fotografia contemporanea mondiale.“Illuminance” è ridondante, ma piacevole nelle sue immagini così pulite, così banalmente eccezionali e informali. Immagini istintive, ma molto ricercate, in cui la fotografa mette in mostra il suo immaginario mentale che poco si avvicina alla realtà e che non può che sedurre lo spettatore, cullato dagli stessi soggetti che lo accompagnano quotidianamente, ma che tanto fatica a notare. Rinko Kawauchi incanta l’osservatore ammaliandolo, è come una sorta di maga, con la macchina fotografica come bacchetta, dalla sensibilità unica e lo sguardo curioso.

Jest – Ilaria Turba
Nato dall’accidentale caduta di due fotografie: la partenza dell’apollo 11 e una donna che imbraccia un fucile, JEST raccoglie 5 generazioni di fotografie dell’archivio fotografico familiare di Ilaria Turba abbracciando un periodo di tempo dal 1870 ad oggi.

JEST in inglese significa “scherzo, burla”. Gli originali fotografici storici sono il punto di partenza per una ricerca visiva che si sviluppa come un gioco – a tratti vertiginoso – di rimandi, ripetizioni, tranelli, cambi di contesto e trasformazioni al termine dei quali non ha più senso la divisione tra ciò che è vero e ciò che non è.

L’autrice lavora fotografando e usando la fotografia, manipolandola, duplicandola, con delle messinscene sempre diverse, no a comporre un disegno-costellazione che intreccia elementi universali con quelli privati. Come un ingranditore dentro JEST sono messi in luce elementi ironici, assurdi e imprevedibili simili a cortocircuiti surreali che irrompono, talvolta segreta- mente, nell’andamento ciclico e rassicurante della piccola e della grande storia.

My birth – Carmen Winant
My Birth è un progetto dell’artista Carmen Winant che in questo libro mescola fotografie del parto di sua madre con le immagini di altre donne colte nello stesso momento. Mentre il us- so narrativo avanza, dal travaglio all’atto stesso del parto, le posizioni delle donne si fondono sempre più l’una con l’altra, creando un corpo collettivo che si tende e rilascia all’unisono.

Il volume, che racconta questo momento speciale senza censure di sorta, mette lo spettato- re di fronte a tutta una serie di interrogativi, alcuni approfonditi dalla stessa artista nel testo che accompagna il volume: E se la nascita, a lungo rimasta un evento privato e intimo, fosse resa visibile? E se fosse possibile trovare un linguaggio confortante e dinamico per descrivere questo momento? E se, continuando ad insistere nel descrivere un processo così tante volte e sottolineandone la soggettività, avessimo capito che il parto, e la sua rappresentazione, finisce per diventare un atto politico?

Oltre a ciò il miscuglio di emozioni che si prova sfogliando le pagine di questo volume è indescrivibile. Da provare!

Manifest – Kristine Potter
Il mito del West, i Cowboys, i paesaggi sterminati pronti da conquistare. Per tre anni Kristine Potter fotografa lungo il versante occidentale del Colorado tra miniere di carbone, fattorie, ranch, agricoltori sopra le righe e solitari ribelli. Le sue immagini in bianco e nero – in realtà sembrano quasi argentate – scattate con macchina fotografica di grande formato, tendono a soffermarsi sugli sguardi degli uomini che abitano questi luoghi, mettendoli in un silenzioso confronto con il mito del Cowboy americano e il suo paesaggio. Un volume dall’approccio non documentario in senso classico ma piuttosto una specie di re-codificazione del mito del West ai giorni d’oggi, attraverso il suo più classico immaginario.

Taken from memory – Sheron Rupp
Taken from memory è il risultato del lavoro durato venticinque anni della fotografa america- na Sheron Rupp sulla vita nelle piccole cittadine rurali americane. Ogni immagine contenuta in questo libro potrebbe essere letta come un autoritratto dato è che frutto della ricerca della fotografa di trovare parti di sé in questo mondo che le appartiene e dentro cui si è mossa per oltre due decadi. Le fotografie di Rupp ci offrono altresì uno sguardo lucido e attento sull’America rurale contemporanea: senza ironia né giudizio, l’autrice ci mostra come, nel corso di venticinque anni, le condizioni nelle piccole cittadine dell’East and West Coast non siano per niente cambiate.

Showcaller – Talia Chetrit
Il lavoro dell’artista Talia Chetrit raccolto in un volume che presenta una selezione di opere dal 1994 a oggi, edito in occasione di una retrospettiva al museo Kölnischer Kunstverein nel 2018.

Ritratti di famiglia, foto di intimità sessuale, messe in scena di omicidi, still life, e street photography vengono mescolate in un viaggio che supera i generi della fotografia dove la forte personalità artistica della Chetrit fa da collante. Guidata dal desiderio di controllare e superare i limiti fisici e storici della macchina da presa, traccia il suo potenziale manipolativo e mette in discussione, spesso provocatoriamente, la relazione tra fotografo e soggetto.

A Trilogy – Jessica Backhaus
The artist’s new trilogy brings together three series of approximately 40 works each.The first series, Beyond Blue, is composed by photos of a series of threads, staged against colored backgrounds. There is always a persistent hard light, it almost seems to be able to detach the threads from the sheet where they are blocked temporarily. The second, Shifting Clouds, marks the will of Jessica Backhaus to go beyond photography, in search of an increasingly subtle game about perception of reality, about colors and shapes. The third series, New Horizon, further explores this aspect, abandoning the use of photography to indulge in a mix of other techniques, an almost philosophical abstraction guided only by the sense of color and form.

Illuminance – Rinko Kawauchi
“Illuminance”, by Rinko Kawauchi, is a clothbound volume with Japanese binding (referring to the artist’s homeland). This is the first volume of Rinko Kawauchi’s work to be published outside Japan and it’s a collection of mostly unpublished photographs. Thanks to her nuanced palette and offhand compositional mastery, this author has established herself as one of the most innovative newcomers to contemporary photography. “Illuminance” is redundant, yet congenial with its clean, banally exceptional and informal images. This instinctive, yet highly refined images, in which the photographer shows off her far from reality mental image, cannot fail to appeal the viewer, lulled by the same, almost invisible subjects that accompany him every day. Rinko Kawauchi charms the observer, like a sort of sorceress, with the camera as a wand, a unique perception and a curious gaze.

Jest – Ilaria Turba
Born from the accidental fall of two photographs: the departure of Apollo 11 and a woman that shoulders a rifle, JEST deals with 5 generations of photographs from the Ilaria Turba’s Italian family archives, with pictures dating from the 1870s to the present.

JEST in English means “a joke, a prank”. The original historical photographs are the point of reference for a visual research that develops as a game – at times a dizzying one – of references, repetitions, pitfalls, changes of context and transformations at the end of which the division between what is true and what is not no longer makes sense.

The author works by photographing and using photography, manipulating it, duplicating it, with always different scenes, up to compose a sort of drawing-constellation that weaves universal elements with private ones. As if it was an enlarger, inside JEST, ironic, absurd and unpredictable elements are brought to light, akin to surreal short-circuits that break, sometimes secretly, into the cyclical and reassuring trend of small and great history

My birth – Carmen Winant
My Birth is a project by the artist Carmen Winant. In this book she interweaves photographs of her mother giving birth with images of other women undergoing the same bodily experience. As the pictorial narrative progresses, from labor through delivery, the women’s postures increasingly blend into one another, creating a collective body that strains and releases in unison. The volume, which describes this special moment without any kind of censorship, puts the viewer in front of a whole series of questions, some of which are deepened by the same artist in the text that accompanies the volume: What if birth, long remained a private and intimate event, was made visible? What if a comfortable and dynamic language existed to describe it?

What if, in picturing the process so many times over and insisting on its very subjectivity, we understood childbirth, and its representation, to be a political act?

In addition to this, the emotions experienced when browsing the pages of this volume are indescribable.

Manifest – Kristine Potter
The myth of the West, the Cowboys, the endless landscapes ready to be conquered. For three years Kristine Potter takes photographs along the western side of Colorado among coal mines, farms, ranches, over-the-top farmers and solitary rebels. Her black and white, almost silvery images, taken with a large-format camera, tend to pause on the gaze of men who live in these places, silently comparing them with the myth of the American Cowboy and its landscape. This volume does not act as a documentary, but rather as a re-coding of the western myth today, through its most classic imaginary.

Taken from memory – Sheron Rupp
Taken From Memory is the result of a 25-year long-time project by the American photographer Sheron Rupp on life in small American rural towns. Each image contained in this book could be read as a given self-portrait, since it is the result of Rupp’s research of parts of herself in this world that belongs to her and within which she moved for over two decades. Rupp’s photographs also give us a lucid and careful look at contemporary rural America: without irony or judgment, the author shows us that, over a period of twenty-five years, the situation of the East and West Coast small towns, didn’t change at all.

Showcaller – Talia Chetrit
This volume collets a range of Talia Chetrit’s works made between 1994 and 2018, and it is linked to a retrospective museum exhibition at the Kölnischer Kunstverein, in 2018. Family portraits, pictures of sexual intimacy, staged crime scenes, still-lifes, and street photographs are mixed in a journey that goes beyond the genres of photography, where Chetrit’s strong artistic personality acts as glue that binds it all together. Her work is imbued with a desire to control the physical and historical limitations of the camera, to trace its manipulative potential, and to question the relationship between photographer and subject.

Conoscenza Con La F


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